Partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori e relazioni industriali: la democrazia in questione

economia e società regionale – sezione monografica del n. 3/2023 coordinata da Ires Veneto, Ires Emilia-Romagna, Ires Toscana


Il tema della partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alle decisioni delle imprese travalica i perimetri della democrazia aziendale investendo la democrazia tout court. Mentre infatti in Italia persiste il paradosso, già evidenziato da Bruno Trentin, secondo cui, nonostante gli avanzamenti in materia di negoziazione collettiva, il potere discrezionale del datore di lavoro nel determinare l’oggetto del lavoro e le sue regole nel quadro della subordinazione resta intatto (Trentin, 1997, p. 226), nuovi fattori esasperano su scala globale la tensione tra democrazia e produzione. Da un lato le nuove tecnologie produttive, come quelle algoritmiche, che automatizzano e opacizzano i processi decisionali e organizzativi (Casilli et al., 2019; Huws, 2017; Marrone, 2021; Quondamatteo, 2019); dall’altro la produzione impatta nocivamente sulla vita fino a minacciarne la sopravvivenza (Oreskes, Conway, 2010). A fronte dei rischi sociali ed ecologici che incombono sulla scena globale, le decisioni «su cosa, come e perché produrre beni e servizi» potrebbero essere troppo importanti per essere lasciate alle «piccole élite manageriali delle grandi aziende» (Dörre, 2022, p. 310).
In questo senso, il tema della partecipazione si riposiziona nel proprio ambito, quello delle relazioni industriali, a prescindere dai confini disciplinari e giuridici delineatisi in Italia (Leonardi, 2022), e non solo (Ferreras, 2017), nel corso del XX secolo. Prima, cioè, che gli Stati rinunciassero a parte della propria funzione di integrazione delle dimensioni della vita collettiva – compresa quella economica – delegando alle imprese la ridefinizione dell’interesse pubblico e collettivo non solo in materia di politica industriale, ma anche di educazione, sanità e coesione sociale (Dardot, Laval, 2013, p. 381). A questa prospettiva possono essere ricondotte le riflessioni avviatesi con il movimento democratizing work (Ferreras et al., 2020), così come le esigenze di un’economia più sostenibile sul piano ambientale (Leonardi, 2023) e sociale emerse attraverso i diversi movimenti di diserzione, dalle dimissioni di massa (Coin, 2023) al climate quitting, fino alle diverse forme di disimpegno, come il quite quitting.
Da un altro punto di vista, però, la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici resta in primo luogo una questione di regolazione del lavoro, con le sue ricadute in termini di benessere di chi lavora e di giustizia organizzativa (Elovainio et al., 2002), di applicazione dei dispositivi legislativi nazionali ed europei (si pensi alle Direttive Europee sui diritti di informazione e consultazione o al supporto reale e potenziale fornito alle rappresentanze dei lavoratori dal Decreto Trasparenza e dalla cosiddetta Direttiva sulla Due Diligence), di efficacia dell’azione di rappresentanza dei lavoratori ai fini della sindacalizzazione e di strategie sindacali (si pensi all’impatto dell’elezione di Rls in Just Eat) o anche in termini di autonomia e qualità del lavoro.
Con questa Call for abstract ci proponiamo di esplorare le due prospettive, quella che fa della partecipazione un fattore con potenzialità di allargamento delle relazioni industriali, così come quella che colloca la partecipazione nello schema più classico delle relazioni industriali. Sulla base di queste considerazioni, la Call invita a presentare riflessioni ed esperienze provenienti dal mondo della ricerca e dal mondo sindacale. Sarà rivolta particolare attenzione a interventi strutturati secondo i seguenti assi tematici:


1) Forme della partecipazione. Nell’ambito della democrazia industriale e non solo, la partecipazione ha assunto molteplici gradi di intensità, ovvero la capacità di influenzare i poteri decisionali del management in ambito strategico, amministrativo, organizzativo ed operativo (Carrieri et al., 2015). In senso lato, si può parlare di partecipazione anche nel caso di specifici modelli di impresa, come quello cooperativo basato sulla sovrapposizione tra proprietà e lavoro, così come di dispositivi organizzativi più o meno articolati e su scale diversificate di informazione e consultazione, dalla contrattazione ai diversi livelli, ai consigli di sorveglianza della cogestione tedesca fino ai CAE e ai Comitati globali, su scala internazionale. Cionondimeno non mancano proposte alternative, dall’azionariato popolare di GKN al bicameralismo di Isabelle Ferreras, forme più o meno inclusive e più o meno determinanti nei rapporti di potere. Questo asse raccoglierà saggi e interventi sui limiti e sulle opportunità delle esperienze in essere e su quelle possibili.

2) Oggetto della partecipazione. Come diversi studiosi hanno osservato, nonostante la Costituzione italiana faccia esplicito riferimento alla collaborazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla gestione delle aziende, tale principio è stato per lo più ridotto alla consultazione in materia di situazione corrente e previsionale dell’occupazione, degli interventi per la salute e la sicurezza, dell’innovazione tecnologica, delle pari opportunità, della formazione professionale continua e del welfare integrativo. In questo asse sono attesi sia contributi che riflettano sulla possibile estensione degli oggetti della partecipazione, presentando esperienze e tentativi in questa direzione, sia contributi che mettano a fuoco le potenzialità delle relazioni industriali in senso tradizionale, in Italia e altrove, su scala locale e nazionale, aziendale e di settore.

3) Attori della partecipazione. Le nuove istanze, oltre a dilatare i confini degli oggetti su cui praticare la partecipazione, potrebbero anche allargare la platea dei soggetti e degli attori coinvolti. Ad esempio, iniziative di sito e aziendali potrebbero implicare lavoratori e lavoratrici esterni all’organizzazione, così come enti e soggetti chiamati in causa in qualità di cittadini e cittadine o semplici portatori di interesse. Questo asse si propone di raccogliere interventi che si interrogano sui perimetri della partecipazione, raccogliendo le esperienze e i tentativi di inclusione di soggetti nuovi, o anche esclusi fino ad oggi.

4) I livelli della partecipazione. La crescente pervasività e impatto della produzione oltre i confini aziendali impone anche alle relazioni industriali di costruirsi arene in grado di articolarsi su più piani rafforzando l’azione contrattuale e la mobilitazione in azienda e lungo la catena del valore o uscendo dalle aziende verso i territori (Burroni, Regalia, 2022), e organizzandosi direttamente e indirettamente anche a livello transnazionale attraverso strumenti partecipativi e negoziali (come ad esempio i Cae, Accordi Quadro Globali ed Europei) (Telljohann et al., 2009) e istituendo e formalizzando network transnazionali (come l’Alleanza Globale di Amazon) e rapporti di cooperazione più specifici (Bulgarelli, Telljohann 2022).


Anche altre declinazioni, proposte dai partecipanti in risposta alla Call, verranno prese in considerazione purché sempre attinenti alla tematica generale indicata.


Le proposte devono essere redatte come indicato nella scheda che trovate in fondo alla pagina e inviate entro il 20 novembre 2023 all’indirizzo mail: esrcall@gmail.com.
Agli autori delle proposte selezionate verrà comunicato l’esito entro il 30 novembre 2023.
I lavori selezionati dovranno essere consegnati nella versione definitiva (30.000 battute ca.) entro il 29 gennaio 2024.

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