domenica 19 Maggio 2024

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Le relazioni industriali, oggi: metodi, soggetti e strumenti. Introduzione al tema monografico

Autori: Vania Brino, Donata Gottardi, Alberto Mattei

Per riprendere il filo del discorso, un decennio dopo

Il presente numero monografico si occupa di un tema già affrontato un decennio fa da economia e società regionale: le relazioni industriali.

In particolare, nel 2011 il numero intitolato I nuovi scenari contrattuali e la sfida della discontinuità (Soli et al., 2011: 5-13) indagava, in chiave lavoristica, «l’odissea nelle relazioni industriali» in quel delicato momento storico quando, sottoscritto l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra tutte le parti sociali, il Governo intervenne con la dibattuta approvazione, poche settimane dopo, nel mese agosto, dell’art. 8, dl n. 138 del 2011, poi convertito dal Parlamento in l. n. 148, nel settembre del medesimo anno (Brollo, 2011: 14-21).

Se il nodo più critico insisteva sull’introduzione del “sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità”, sul piano economico-organizzativo la riflessione si concentrava sulla necessità di gestire la complessità in un mondo produttivo in profonda trasformazione, dove il lavoro cambia a ritmi più rapidi «delle sue rappresentazioni e delle rappresentanze» (Grandinetti, Rullani, 2011: 22-40).

Nel medesimo numero, all’interno di una riflessione sociologica che prendeva spunto dagli sviluppi di un caso studio1, ci si soffermava sulle possibili soluzioni concrete che le relazioni industriali potevano (e possono) offrire, laddove maturi un clima di cooperazione e fiducia reciproca tra le parti collettive (Alacevich, Tonarelli, 2011: 41-48).

Infine, a chiusura del tema monografico, venivano svolte alcune considerazioni sulle esperienze regionali, dal punto di vista sindacale, della Lombardia (Lattuada, 2011: 49-55) e del Veneto (Viafora, 2011: 56-60).

Ora come allora la riflessione viene svolta tra più discipline scientifiche e più saperi, anche di contenuto pratico-operativo, come nel caso di chi riveste la funzione di operatore sindacale e “vive” quotidianamente le relazioni industriali.

Le (possibili) definizioni delle relazioni industriali nelle declinazioni all’interno della contrattazione collettiva: metodi, soggetti e strumenti

Le relazioni industriali costituiscono un’area tematica, e al contempo concettuale (Carrieri, Pirro, 2019), di indagine scientifica a forte “vocazione” multidisciplinare ed interdisciplinare.

I perni di tale area sono la regolazione e la gestione, in una dimensione collettiva, dei fenomeni, dei processi e delle istituzioni reali riconnessi al lavoro. Allo stesso tempo, esse rappresentano l’oggetto di studio di diverse discipline scientifiche: a titolo esemplificativo, ma non esaustivo, il diritto del lavoro, l’economia, la sociologia, la psicologia sociale, fino alle analisi di storia del lavoro.

L’oggetto di studio non è solo il rapporto di impiego e la relativa regolazione nei suoi molteplici aspetti (economici, normativi e materiali), ma è anche costituito dall’insieme delle istituzioni, dei metodi, dei processi, delle pratiche e dei conseguenti esiti connessi a questa regolazione e a questa gestione (Bordogna, Pedersini, 2019: 16).

Ci aiuta a delimitare tale area, in termini di definizione declinata al plurale, la voce presente in un glossario commentato di relazioni industriali, pubblicato alla metà degli anni Ottanta, all’interno di un’opera unica per il tipo di prodotto editoriale e, al contempo, utile per chi studia e per chi opera nelle relazioni industriali. Con il termine relazioni industriali viene indicato il «complesso di rapporti che si instaurano tra i protagonisti (i datori di lavoro, i prestatori di lavoro organizzati e gli organi pubblici) del conflitto industriale operanti in un determinato contesto storico, economico e politico». Da questo punto di vista, «è possibile studiare l’evoluzione dei rapporti collettivi di lavoro dal momento in cui nasce il sistema capitalistico sino ai nostri giorni». A tale riguardo, «gli studiosi indicano, come elementi costitutivi di un sistema di relazioni industriali, le condizioni esterne, gli attori, i metodi, i luoghi» (Treu, Pisani, Veneziani, 1987: 192-193).

In altra sede, si è chiarito che le relazioni sono un rapporto «dotato di un minimo di continuità», e nel caso delle relazioni industriali, si tratta di un’attività di produzione non occasionale «più o meno sistematica e più o meno stabile di norme più o meno formalizzate» riguardante l’impiego del lavoro dipendente e le controversie che scaturiscono da questo, in prevalenza a partire dai rapporti tra «soggetti collettivi più o meno organizzati», tra i quali i sindacati dei prestatori di lavoro, le associazioni imprenditoriali e finanche le singole imprese (Cella, Treu, 1986: 476).

Da questo punto di vista, è evidente arrivare alla considerazione per cui ci si orienta all’interno di un terreno di confine tra diverse scienze sociali. Le varie discipline sono necessarie alla comprensione delle relazioni industriali ma, al fine di poter delimitare un campo di indagine così complesso, nessuna è dominante rispetto alle altre (Bordogna, Pedersini, 2019: 29; nel riprendere La Valle, 1987: 72).

Una delle ricadute della produzione di questo sistema è la contrattazione collettiva, ossia lo strumento tipico di regolazione del rapporto di lavoro, e quindi fonte ritenuta sostanziale del diritto del lavoro (Mariucci, 1988; 2003; ora 2021: 63). La contrattazione collettiva costituisce il fil rouge dei contributi di questo tema monografico, tre dei quali di taglio giuslavoristico (Michele Tiraboschi, Michele Dalla Sega e Matteo Turrin), uno di carattere economico sull’analisi dei dati dei contratti collettivi nazionali di lavoro (Nicolò Giangrande) e un’intervista ad un sindacalista Filcams-Cgil (Alessio Di Labio).

Idealmente collegato al tema monografico, in questo numero di economia e società regionale un saggio presentato nella sezione Saggi e Ricerche sulla costruzione di un mercato del lavoro di cura in ottica di relazioni industriali e contrattazione collettiva (Lilli Viviana Casano).

Pertanto, trascorso un decennio dal primo numero di esr dedicato alle relazioni industriali, si propone ora un’analisi declinata attraverso tre parole chiave: metodi, soggetti e strumenti. Queste sono necessarie per delimitare il campo di studio di un «diritto che nasce dai sistemi di relazioni industriali» (Tiraboschi, 2021 ma 2020: 8) e all’interno del quale riveste un ruolo centrale il contratto collettivo. Nella «sfida della innovazione» a cui vengono chiamate le relazioni industriali (Gottardi, 2016: 918), i contributi del numero monografico consegnano al lettore una cornice profondamente dinamica del sistema di relazioni industriali, condizionato inevitabilmente dalle trasformazioni dei modelli di organizzazione del lavoro indotti dai processi economici e dall’evoluzione della società.

Si tratta di contributi che non solo ben confermano le attuali tendenze delle relazioni industriali all’interno della contrattazione collettiva, ma anche segnalano quel «tentativo di rilancio» della sua funzione storica e istituzionale attraverso «l’evoluzione della sua struttura e delle sue linee di azione» oltre la dimensione normativa (Tiraboschi, 2022: 834).

Il metodo del diritto delle relazioni industriali

Innanzitutto, lo studio delle relazioni di industriali è sintetizzabile, ora forse più di un tempo, in una parola: metodo.

La complessità dell’area di indagine investe uno dei terreni più scivolosi per lo studio delle relazioni industriali, ossia il come indagare, esaminare e approfondire tale area. Infatti, ci si può chiedere: di quale materiale stiamo parlando e quali sono i criteri di conoscibilità di cui è possibile servirsi ai fini di un’indagine scientifica?

In particolare, riflettere sulle relazioni industriali oggi significa concentrare l’attenzione sul metodo di studio di tale area interdisciplinare. In altre parole, le relazioni industriali connesse al metodo di indagine. Nella call pubblicata nell’estate 2022 per raccogliere i contributi di questo numero sono stati posti i seguenti interrogativi: quale è il metodo di analisi più indicato per affrontare lo studio delle relazioni industriali? A partire dalle riflessioni sul metodo come si incide sulla realtà sociale? Le relazioni industriali rappresentano, ancora, il metodo per delineare quella sapiente combinazione di prassi e teoria che contraddistingue le relazioni collettive di lavoro anche attraverso casi studio innovativi?

Il contributo di Michele Tiraboschi fornisce delle risposte a tali interrogativi, soffermandosi sulle modalità di indagine e, in particolare, sull’individuazione delle linee direttrici da compiere per la ricerca, a partire dal come e dove reperire i testi contrattuali all’interno del sistema giuridico delle relazioni industriali. Il nodo preliminare di ogni tipo di indagine sulle relazioni industriali impone di confrontarsi con un aspetto spinoso e complesso, ossia la “conoscibilità” del materiale contrattuale. Accanto ad una necessaria quantità di accordi, intese e contratti da esaminare, è altrettanto decisivo individuare la qualità del tipo di modalità di indagine. Nel contributo di Tiraboschi viene messa in evidenza la necessaria delimitazione, dentro una precisa logica di sistema, del materiale oggetto di analisi, a partire da una individuazione a monte di criteri omogeni nel metodo di ricerca.

I soggetti, gli strumenti e la “quotidianità” delle relazioni industriali

Altrettanto decisiva, accanto al metodo, è la comprensione sui soggetti e sugli strumenti delle relazioni industriali.

Le domande poste nella call hanno riguardato sia i soggetti (quali sono gli attori protagonisti oggi? Ci sono attori tradizionali, ma ci sono anche attori e “luoghi” nuovi, se si osserva lo sviluppo delle relazioni industriali a livello comparato, sovranazionale e/o internazionale?) sia gli strumenti e i contenuti delle relazioni industriali (quali sono i contenuti di maggior rilievo? Quali tipo di numeri e dati si possono ricavare dalle analisi? Dove e con quali strumenti si dovrebbe intervenire per rendere più incisive le relazioni industriali?).

Il contributo di Nicolò Giangrande si sofferma su un aspetto imprescindibile per la riflessione odierna: i numeri che riguardano i contratti collettivi nazionali di lavoro, in particolare le organizzazioni sindacali contraenti e i lavoratori dipendenti effettivamente coperti, sia nel privato (esclusi i settori agricolo e domestico) che nel settore pubblico. In primo luogo, i numeri analizzati restituiscono l’evidenza della significativa copertura dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni sindacale maggiormente rappresentative. Secondariamente, l’indagine empirica indica un’anomala proliferazione di intese nazionali che possono svolgere una pressione verso il basso sulle retribuzioni e, più in generale, sulle condizioni lavorative stabilite nei contratti collettivi maggiormente rappresentativi.

L’intervento non manca di affrontare, in termini di policy, la dibattuta questione legata alla tanto volte evocata, ma ad oggi mai promulgata, legge sulla rappresentanza che consentirebbe di definire in termini certi ed esaustivi i criteri della rappresentatività dei soggetti sindacali, sia delle rappresentanze dei prestatori di lavoro che di quelle dei datori di lavoro.

Si arriva, poi, al contributo di Michele Dalla Sega che si sviluppa attraverso l’analisi delle tre parole chiave della call, ossia l’individuazione dei metodi, la riflessione sui soggetti e l’analisi sugli strumenti.

Obiettivo dell’autore è quello di individuare le più rilevanti tendenze di sviluppo, all’interno della contrattazione collettiva, delle politiche di assistenza sanitaria integrativa. L’indagine viene svolta su un campione di 58 intese collettive nazionali con l’obiettivo di verificare se vi siano dei “modelli” di sviluppo dei fondi sanitari dal punto di vista della contrattazione collettiva e quali siano le principali misure assicurate dagli stessi enti. Dallo studio emerge un processo di graduale accentramento delle risorse verso i grandi fondi settoriali e intersettoriali promossi a livello nazionale. Viene, altresì, evidenziato, in aperta dissonanza rispetto agli obiettivi di costruzione di prestazioni integrative del servizio pubblico nazionale, che i fondi integrativi operano maggiormente nell’ambito di aree sanitarie già presidiate dal servizio pubblico nazionale.

Il numero monografico viene poi arricchito dal contributo di Matteo Turrin che, nel crocevia tra strumenti e contenuti, si sofferma sulle numerose sfide poste agli attori delle relazioni industriali e, in particolare, sulla digitalizzazione del lavoro.

In particolare, l’autore mette in luce l’impatto ambivalente che le tecnologie possono produrre nelle prestazioni lavorative: per un verso, possono generare conflitti nelle relazioni individuali e collettive di lavoro; per altro verso, potrebbero rappresentare una nuova occasione di confronto tra le parti sociali. Infatti, l’organizzazione tecnologica del lavoro, in ragione dei suoi effetti sull’occupazione e sulle condizioni di lavoro, oltre a poter costituire un tema oggetto di contrattazione collettiva, può rappresentare motivo di confronto con la controparte datoriale. La digitalizzazione dell’economia potrebbe, altresì, indurre imprese e sindacati ad adottare pratiche di tipo collaborativo funzionali ad affrontare al meglio le sfide poste dalla transizione digitale.

A chiusura del tema monografico, si è deciso di inserire un momento di confronto con la dimensione “quotidiana” delle relazioni industriali. A questo proposito, l’intervista ad Alessio Di Labio, segretario nazionale di Filcams-Cgil, è stata l’occasione per riflettere su molteplici temi, partendo dalle relazioni industriali “vissute” giorno per giorno come sindacalista del settore commercio, turismo e servizi. Il confronto è avvenuto a partire da una serie di domande sulle relazioni industriali “in carne e ossa”, da parte di chi opera all’interno dell’organizzazione sindacale, in particolare dentro un settore ad alta frammentazione e diversificazione produttiva quale è quello del commercio, turismo e servizi.

Ci si è soffermati nell’intervista sui limiti e le forze dei soggetti attori di un negoziato collettivo, sulle competenze richieste e sui problemi emergenti nel settore. Ancora una volta è rilevante la dimensione interdisciplinare delle relazioni industriali anche per chi deve operare nella quotidianità. In proposito, è necessario avere un solido e versatile bagaglio di competenze provenienti dai diversi saperi scientifici.

A riprova della difficoltà e della delicatezza della situazione attuale che tocca le organizzazioni di rappresentanza nel settore del commercio è significativo, anche della complessità del negoziato collettivo, il recente Protocollo straordinario di settore sottoscritto il 12 dicembre 2022 tra Confcommercio-Imprese per l’Italia e le organizzazioni sindacali di categoria Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs.  

In particolare, tra i punti delle premesse, le parti convergono «sulla profondità e sulla pervasività degli impatti economici e sociali a carico del terziario di mercato della fase apertasi ai primi del 2020 ed ancora non conclusa […]»; nonché, «sul contributo reso alla coesione sociale ed alla competitività del terziario di mercato […] dagli istituti del Ccnl Terziario Distribuzione e Servizi […] e dal concreto dispiegarsi delle relazioni sindacali […]»; ancora,

sulla necessità di sostenere la contrattazione collettiva tra le Parti stipulanti quali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e, altresì, sulla necessità di contrastare con adeguati interventi normativi e amministrativi la contrattazione delle organizzazioni minoritarie al fine di contrastare il dumping economico e normativo per i lavoratori e di favorire la leale concorrenza tra le imprese»; e, non certamente ultimo considerata la specificità del settore, «sulla necessità di costruire una risposta economica alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori del settore per contribuire alla tenuta del loro potere d’acquisto2.

Poste queste premesse, i sottoscrittori di tale Protocollo straordinario intendono proseguire anche nel corso del 2023 le trattative, nella consapevolezza che le relazioni industriali debbono dare risposta ai bisogni e alle esigenze dei prestatori di lavoro di tale settore. In tale quadro, è stata introdotta una tantum di 350 euro ed un acconto sui futuri aumenti contrattuali di 30 euro a partire da aprile 2023, entrambi da riparametrare in ragione del livello d’inquadramento.

Infine, idealmente collegato al tema monografico, è il saggio di Lilli Viviana Casano, nella sezione Saggi e Ricerche. In chiave di diritto delle relazioni industriali, nel suo contributo vengono esaminati i nodi problematici che oggi si frappongono all’emersione ed alla costruzione di un mercato del lavoro di cura che sia dignitoso. In particolare, nel porre l’attenzione sui 54 contratti collettivi nazionali intervenuti sul tema, il saggio si sofferma sui sistemi di classificazione e inquadramento del personale; sulla retribuzione; sulla formazione e sullo sviluppo professionale.

Riferimenti bibliografici

Alacevich F., Tonnarelli A. (2011). Le relazioni industriali: risorsa o vincolo per gestire la crisi? economia e società regionale, 113(2): 41-48. Doi: 10.3280/ES2011-002004.

Bordogna L., Pedersini R. (2019). Relazioni industriali. L’esperienza italiana nel contesto internazionale. Bologna: il Mulino.

Brollo M. (2011).2011: Odissea nelle relazioni industriali. economia e società regionale, 113(2): 14-21. Doi: 10.3280/ES2011-002002.

Carrieri M., Pirro F. (20192a). Relazioni industriali. Milano: Egea.

Cella G.P., Treu T. (1986). Relazioni industriali (voce per un’enciclopedia). Giornale di diritto del lavoro e di relazioni industriali, 31: 476-521.

Gottardi D. (2016). La contrattazione collettiva tra destrutturazione e ri-regolazione. Lavoro e diritto, 4: 877-926. Doi: 10.1441/86162.

Grandinetti R., Rullani E. (2011). Nuovi spazi di contrattazione, nel postfordismo. economia e società regionale, 113(2): 22-40. Doi: 10.3280/ES2011-002003.

La Valle D. (1987). Teoria sociologica e relazioni industriali. Milano: FrancoAngeli.

Lattuada E. (2011). Crisi, ristrutturazione e contrattazione in Lombardia. Economia e società regionale, 113 (2): 49-55. Doi: 10.3280/ES2011-002005.

Mariucci L. (1988 e 2003). Le fonti del diritto del lavoro. Torino: Giappichelli (ora in Balandi G.G., Tinti A.R., a cura di (2021). Scritti di diritto del lavoro, vol. I. Le fonti e la contrattazione collettiva. Bologna: il Mulino).

Soli V. (2011). Problemi della contrattazione e dilemmi del sindacato. Introduzione al tema. economia e società regionale, 113(2): 5-13. Doi: 10.3280/ES 2011-002001.

Tiraboschi M. (2020). L’emergenza sanitaria da Covid-19 tra codici Ateco e sistemi di relazioni industriali: una questione di metodo. In: Tiraboschi M., Seghezzi F. a cura di. Le sfide per le relazioni industriali, vol. V. In: Garofalo D., Tiraboschi M., Filì V., Seghezzi F., a cura di. Welfare e lavoro nella emergenza epidemiologica. Contributo sulla nuova questione sociale. 93, Adapt Labour Studies, e-Book series. Bergamo: Adapt University Press — <https://moodle.adaptland.it/mod/resource/view.php?id=24605> (ora in Id. (2021). Per uno studio della contrattazione collettiva. Bergamo: Adapt University Press).

Tiraboschi M. (2022). Sulla funzione (e sull’avvenire) del contratto collettivo di lavoro. Diritto delle Relazioni Industriali, 3: 789-840.

Treu T., Pisani E., Veneziani B. (1987). Glossario commentato di relazioni industriali,vol. II. Il sistema italiano. Milano: FrancoAngeli.

Viafora E. (2011). Relazioni industriali e contrattazione in Veneto. economia e società regionale, 113(2): 56-60. Doi: 10.3280/ES2011-002006.


1    L’accordo collettivo del 2010 nella Continental Automotive Italy spa di Pisa tra l’azienda e la Fiom-Cgil, la Fim-Cisl e le Rsu.

2    Il testo è consultabile alla seguente pagina web: <https://www.dottrinalavoro.it/notizie-c/ccnl-protocollo-straordinario-confcommercio>.

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