domenica 21 Aprile 2024

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Call for abstract. Spazi, tempi e utopie del (non) lavoro. Scenari da un mondo precario, sfruttato, gratuito, indesiderato

economia e società regionale – sezione monografica del n. 2/2022 coordinata da e Alisa Del Re (Università di Padova), Bruna Mura (Università di Urbino), Lorenza Perini (Università di Padova)

Come parlare di lavoro oggi, delle sue trasformazioni e implicazioni “domestiche” e dei diritti – collegati non soltanto al lavoro in sé, ma più ampiamente alle persone − senza considerare lo stato di crisi attuale, velocizzato, approfondito e radicalizzato dai cambiamenti dovuti alla pandemia e al lockdown (Brunetti, 2020)?

Come parlarne senza ricadere in stereotipi e ricostruzioni fittizie o troppo parziali?
Varie possono essere le strade da intraprendere – si possono ad esempio analizzare i dati sull’occupazione secondo variabili territoriali e di genere; oppure individuare tendenze generali proiettandole nel lungo periodo; oppure ancora rintracciare le questioni politicamente centrali di quello che una volta era definibile come “mondo del lavoro”, semanticamente separato dagli altri mondi di cui sono composte le vite delle persone, e che separato non è mai stato e comunque non è più (e non solo a causa della pandemia).
Negli ultimi decenni vita e lavoro non sono più inscindibili e fabbrica, città e famiglia sono smaterializzate e intersecate le une alle altre; l’oggetto che si produce è il soggetto stesso e la trasformazione (scambio) è impiantata non solo nel tempo di lavoro, ma sull’intero tempo di vita; non solo nello spazio della produzione, ma sull’intero spazio della riproduzione (Fumagalli e Morini, 2019; Fumagalli e Vercellone, 2020). L’esistenza tutta è diventata il nuovo orario in cui prestare servizio (Giovannelli, 2020).
Tutto questo disegna certamente un quadro complesso e, tuttavia, anche interessante, se è vero che molti hanno già provato a rispondere alle sollecitazioni che propone, a fronte anche del nuovo scenario pandemico la cui funzione è stata ed è di accelerare e rendere macro-evidenti alcuni fenomeni già in atto nel mondo del lavoro.
Fatta questa premessa, il nostro intento in questa call for abstract è di problematizzare le cose, andare oltre questa soglia di analisi e approfondire la scena, scomporre e sfidare ulteriormente le dicotomie vita/lavoro, lavoro salariato/non salariato, produzione/riproduzione e non ultima lavoro/non lavoro.
Richiamando ancora lo scenario pandemico, esso ha certamente rivelato quanto queste parole possano essere molto più complesse di come sembrano, molto meno netti i confini, sfumate tutte le definizioni e quindi meno prefigurabili anche gli scenari futuri.
In questa prospettiva di apertura e moltiplicazione di senso rispetto a concetti già ben noti e studiati, lo sguardo secondo noi deve necessariamente spostarsi dal lavoro in sé (e dai diritti ad esso collegati) alle persone e al loro contesto di vita e di agibilità di tutti i diritti, in cui la dimensione del diritto al lavoro interseca la dimensione più ampia dei diritti sociali, e in particolare del diritto alla salute (del corpo e dell’ambiente in cui il corpo si muove – nel luogo di lavoro, ma anche nella città e nella casa) e del benessere inteso come “stare in una posizione confortevole” rispetto al godimento dei diritti di libertà, parte imprescindibile del concetto di cittadinanza.
Si tratta di un cambio di prospettiva obbligato: al centro non c’è solo il diritto al lavoro, ma tutta la persona e il suo intorno di diritti politici, civili e sociali. E lo stesso lavoro, in questo scenario, va visto in tutte le sue sfumature, che comprendono anche il rallentarne i ritmi perché non più compatibili con la salute e il benessere sia personale che collettivo delle persone, fino ad arrivare ad un suo “rifiuto”, inteso come rifiuto di un certo tipo di lavoro; come rifiuto di un’ accelerazione continua; come rifiuto nel luogo di lavoro del perdurare di condizioni non più considerate accettabili (si parla di “cultura tossica del lavoro” – Coin, 2021) e infine anche come ricerca di “nuovo lavoro”.
Questa nostra call for abstract vuole ragionare su tutto questo e tutti gli scenari delineati sono aperti al dibattito e ai contributi. Per meglio definire il nostro posizionamento, tuttavia, proponiamo alcune ulteriori declinazioni, che spariamo siano utili ad avviare la riflessione:

Riferimenti bibliografici

  • Lavoro necessario in presenza: in questi tempi di pandemia si è acuita la polarizzazione tra chi ha potuto scegliere di lavorare da casa, proteggersi e proteggere i propri cari (più o meno il 30% della forza lavoro) e chi non ha potuto farlo (il restante 70%), in ragione principalmente del tipo di lavoro. Ebbene, la composizione di questo 70 % è quello che ci interessa di più ed è fatta da persone impegnate nei cosiddetti servizi essenziali − sanità, logistica, pulizie, servizi alla persona, alimentare, agricoltura, costruzioni − tutti settori che, per altro, vedono una grande presenza di lavoratori e lavoratrici migranti. Per vedere con chiarezza i dati in questi settori e le tendenze occupazionali basta uno sguardo alle analisi contenute nel rapporto dell’ISTAT sul mercato del lavoro nel 2020 (https://www.istat.it/it/files//2021/02/Il-Mercato-del-lavoro-2020-1.pdf).
  • Lavoro riproduttivo/lavoro a domicilio. Nei contesti lavorativi in generale, a seguito del grande impulso che ha avuto in questo tempo la digitalizzazione, il lavoro si è ulteriormente esteso nel tempo e nello spazio, è penetrato nelle case e nella sfera domestica (questa tendenza di lungo corso ha però avuto un’accelerazione), dilatandosi anche nei tempi della vita e occupando tutto o quasi tutto il “tempo per sé”. L’intensificazione e dilatazione del tempo di lavoro non è una questione che ha riguardato solo i lavori essenziali, ma tutta la forza lavoro in generale, compresi quei lavori non classificabili come “riproduttivi”, ma che comunque si svolgono -o sono stati trasferiti- “in casa”, a domicilio, nell’ambiente domestico.
    Ciò che si è verificato è il paradosso della mancanza di lavoratori/lavoratrici in entrambi gli scenari: da un lato il tasso di occupazione femminile, dato dal rapporto tra le donne occupate e la popolazione femminile in età lavorativa (15-64 anni), è sceso nel 2020 al 49% dopo che nel 2019 aveva superato per la prima volta la soglia del 50%, facendo crescere ancora di più il divario tra tasso di occupazione femminile e maschile (18,2 punti percentuali) (Guerra, 2022). Dall’altro lato, si configura invece una richiesta di “lavoratori/lavoratrici che non si trovano” e ciò rende evidente la totale mancanza di comunicazione tra domanda e offerta, compresa in tutta evidenza anche l’“offerta di salario” (Ilo, 2021; Colasurdo, 2021). Tutto ciò arriva a definire il momento come di “doppia pandemia per le donne” (Guerra, 2022), che si traduce non solo in una significativa perdita di posti di lavoro in settori dominati dalla presenza femminile, ma anche in peggiori condizioni di lavoro, in una accresciuta fragilità e in un conflitto vita-lavoro ancora più aspro del passato.
    Questi scenari inducono alcune altre domande:
    La sfasatura tra domanda e offerta di lavoro che porta fino al limite del “rifiuto” del lavoro come lo abbiamo delineato, ha a che fare con il fatto che il lavoro offerto è poco interessante, sottopagato e − per contro − molto faticoso? Se fossero proposti orari più sostenibili, tale lavoro sarebbe più accettabile? Oppure il problema è il salario? (Sanchez-Vallejo, 2021). Quali sono quindi le condizioni che rendono oggi il lavoro accettabile?
    L’avvento della pandemia, le fasi di lockdown, i timori per la salute propria e degli altri, hanno costretto ognuno/a a fare i conti con i corpi e la salute fisica e mentale. Quali effetti ha avuto questo sulle scelte lavorative? Può avere origine in questo il rifiuto di determinati tipi di lavoro o condizioni lavorative?
    Oppure ancora: si tratta di un rifiuto del lavoro salariato? Gli scenari del lavoro essenziale in presenza e del lavoro riproduttivo/a domicilio si scambiano caratteristiche e mostrano anche alcuni tratti in comune: da un lato scarsa considerazione sociale, bassi salari, precarietà. Dall’altro il costituirsi del corpo del lavoratore/lavoratrice come mezzo di produzione, il tutto senza portare nessun maggiore agio all’organizzazione dei tempi e dei modi di vita di ognuno/a, giungendo anzi ad aggravare situazioni di burn-out fino a scenari di allontanamento delle persone dal mondo di un lavoro pesante, alienante, senza senso.
    Per l’Italia, inoltre, sono da tenere presente altri due scenari: quello dell’impoverimento dei lavoratori/lavoratrici, se è vero che i salari italiani sono oggi i più bassi di tutta Europa (Openpolis 13/10/2021) e quello dell’aumento a dismisura dei contratti a termine (INPS, Osservatorio sul precariato, 2021). A corollario di tutto questo, sono da rilevare − come dato di fatto dello scenario italiano − altre questioni come l’aumento del conflitto sociale: basti pensare alla recente mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori GMK di Campi Bisenzio (Longo, 2021; Bartolini, 2022); i processi penali e del lavoro originati da condizioni insostenibili (uno su tutti il caso Grafica Veneta); e va considerato, nello scenario “conflittuale”, anche l’aumento dei morti sul lavoro, di cui ci parla ampiamente la stampa di questo periodo e che rileva ampiamente anche Inail.
    Infine, rileviamo anche una certa “richiesta di sindacato”, sindacato confederale che però in molti casi sembra aver perso la presa, il polso della situazione, lontano da una realtà che da un lato ci sta dicendo che il lavoro non ci rappresenta più o ci rappresenta meno, non è più parte, o lo è in misura sempre minore, della nostra identità di persone, e dall’altra che molti lavoratori semplicemente “non servono più”, il loro lavoro non serve, serve solo a produrre il loro reddito. E quindi:
  • Ha senso guardare al sindacato e chiedere ad esso una lettura di un presente assai complesso e che evidentemente, centrando tutta la propria attenzione sul diritto al lavoro, non riesce in questo momento ad esprimere?
  • Quali sono le opportunità che si possono ancora intravvedere nel mutualismo? Oppure anche in questo caso si finisce per appoggiarsi su pratiche volontaristiche, volatili, temporanee, che non incidono nella trasformazione?
  • E se lo scenario fosse non tanto di lavorare tutti/tutte di meno ma, per alcuni/e, di non lavorare affatto? È già un dato di fatto, bisogna capire come possa diventare elemento trasformativo.
  • A tal proposito, si riapre il tema del reddito sganciato dal lavoro: in che modo queste scelte di vita interrogano il tema del reddito? Quali prospettive aprono rispetto alla necessità di introiti economici sganciati dalla prestazione lavorativa? Ragionare anche su questo tema è problematico e politicamente complesso, ma sempre più necessario.

Bartolini S. (2022). Capitalismo e resistenza nel XXI secolo: alcune considerazioni sulla vertenza GKN. Società Italiana di Storia del lavorohttps://www.storialavoro.it/al-presente-31/.

Brunetti A. (2022). Lavoro agile, smart working e telelavoro: miseria e nobiltà del lavoro da remoto. Rivista di Lavorovivo, I, 1 – http://www.clap-info.net/2022/02/lavorovivo-una-rivista-di-diritto-del-lavoro/.

Coin F. (2021). Le “Grandi Dimissioni” contro la cultura tossica del lavoro che lacera l’esistenza e deteriora la salute di milioni di persone. Valigia Blu, 7 dicembre 2021 – https://www.valigiablu.it/grandi-dimissioni-lavoro/.

Colasurdo C. (2021). Donne e lavoro. La convenzione ILO sulla eliminazione della violenza e delle molestie sui luoghi di lavoro. Un’occasione da cogliere. https://www.lavorovivo.it/2021/03/19/donne-e-lavoro-la-convenzione-ilo-sulla-eliminazione-della-violenza-e-delle-molestie-sui-luoghi-di-lavoro-unoccasione-da-cogliere/.

Fumagalli A., Morini C. (2019). Una vita al lavoro: trasformazioni del welfare e pratiche di Commonfare (Welfare del Comune). Sociologia del lavoro, 155/2019, pp. 156-175, DOI: 10.3280/SL2019-155008.

Fumagalli A., Vercellone C. (2020). Il reddito di base sociale incondizionato (Rbsi) come reddito primario e istituzione del Comune. https://www.questionegiustizia.it/articolo/il-reddito-di-base-sociale-incondizionato-rbsi-come-reddito-primario-e-istituzione-del-comune_28-04-2020.php

Giovannelli G. (2020). Una trasformazione radicale. http://effimera.org/una-trasformazione-radicale-di-gianni-giovannelli/.

Guerra M.C. (2022). Nell’anno della pandemia cala l’occupazione delle donne, non succedeva dal 2013. Dire.ithttps://www.dire.it/19-01-2022/700066-nellanno-della-pandemia-cala-loccupazione-delle-donne-non-succedeva-dal-2013/.

ILO (2021). Le perdite di lavoro e reddito dalle donne a causa della pandemia sono destinate a perdurare, 19 luglio – https://www.ilo.org/rome/risorse-informative/comunicati-stampa/WCMS_814680/lang–it/index.htm.

Longo A. (2021). Un collettivo di fabbrica a prova di democrazia. il manifesto, 31 luglio.

Mezzadra S., Neilson B. (2020) Operazioni del capitale. Capitalismo contemporaneo tra sfruttamento ed estrazione. Manifestolibri.

Sánchez-Vallejo M.A. (2021). La incidencia se dispara 20 puntos desde el viernes hasta 132 casos por 100.000 habitantes. El Pais, 21 novembre.

SCADENZE

Le proposte di abstract devono essere redatte come da scheda in formato word allegata e inviate entro il lunedì 11 aprile 2022 all’indirizzo mail: esrcall@gmail.com

I curatori comunicheranno l’esito agli autori e alle autrici delle proposte selezionate entro il 20 aprile 2022

I lavori selezionati dovranno essere consegnati nella versione definitiva entro il 15 giugno 2022

Scarica qui il testo della Call (in pdf)

Scarica la scheda abstract (in word)

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